Vai al contenuto
Giulio RizzoGiulio RizzoBusiness Digital Architect

Dove sei bloccato l'ha deciso qualcun altro

Giulio Rizzo•
Dove sei bloccato l'ha deciso qualcun altro

Trasparenza (art. 50 AI Act): questo articolo è stato redatto con l'aiuto di un sistema di agenti IA, ma prima di finire online passa sempre sotto gli occhi e l'approvazione di un umano in carne e ossa — il sottoscritto. Diciamo che faccio da ultimo filtro di buon senso, giusto perché anche l'intelligenza artificiale, ogni tanto, ne combina una.

Il software che non hai scelto

Guardarsi indietro non e' nostalgia. E' archeologia.

Quando lavoro con imprenditori che faticano a scalare, a prendere decisioni, a godersi quello che hanno costruito — la prima cosa che noto e' che il problema non e' dove credono che sia. Pensano di avere un problema di metodo, di marketing, di team. Il piu' delle volte hanno un problema di software. Non quello del gestionale. Quello che gira dentro di loro dal giorno in cui sono nati.

Ognuno di noi porta con se' un sistema operativo invisibile: fatto di frasi sentite troppe volte da bambino, di silenzi pesanti, di regole mai dette ad alta voce ma che tutti rispettavano. Non lo hai scelto. Lo hai assorbito. Come si respira l'aria in una stanza: senza accorgertene, senza decidere.

Il problema e' che quel software continua a girare.

Il tetto invisibile che costruisce qualcun altro

Se sei cresciuto in una famiglia dove i soldi erano sempre “troppo pochi”, oggi potresti fare fatica a investire in te stesso senza sentire una specie di colpa silenziosa. Se intorno a te il sacrificio era considerato una virtu' assoluta — “chi si da' da fare davvero non ha tempo per riposarsi” — potresti sentirti in imbarazzo ogni volta che prendi una pausa o deleghi qualcosa. Se il modello che hai visto era rigidita', sfiducia, “stai coi piedi per terra”, potresti non riuscire davvero a immaginare per la tua impresa un futuro diverso dal presente.

Non perche' sei limitato. Perche' hai respirato quel modello per anni, e ora ti sembra normale.

Ho visto imprenditori bloccarsi su cifre che, oggettivamente, non erano difficili da raggiungere. Uno in particolare — quarant'anni, azienda solida, clienti fedeli, tutto quello che “dovrebbe” funzionare — ogni volta che arrivava un successo lo sminuiva. Contratto importante firmato: “e' stata fortuna”. Progetto andato oltre le aspettative: gia' cercava il difetto da correggere prima ancora di godersi il risultato.

In un percorso di coaching e' emersa la radice: era cresciuto in una famiglia dove “non bisogna montarsi la testa” era quasi un comandamento. Dove il merito veniva accolto con sospetto invece che con orgoglio. Senza saperlo, stava ancora cercando di essere amato per la sua modestia, non per il suo valore. E finche' non se n'e' accorto, la sua azienda — capace di molto di piu' — restava a meta'.

Il copione si attiva quando le cose vanno bene

Qui c'e' la parte che di solito nessuno dice: i copioni ereditati non emergono nel fallimento. Emergono nel successo.

Quando le cose vanno male, ti senti coerente con cio' che ti hanno insegnato ad aspettarti. E' quando le cose vanno bene — quando superi la soglia, quando ricevi quello che non eri abituato a ricevere — che il sistema operativo di fondo si attiva per riportarti dove “sei solito stare”.

E' per questo che molti imprenditori, inconsciamente, rallentano proprio sul piu' bello. Non e' paura del successo in senso astratto. E' la paura di diventare qualcuno che il bambino che eri non riconoscerebbe piu'.

Le radici che non vedi: il tuo primo lavoro

Ci sono radici ancora piu' difficili da individuare: quelle del tuo primo lavoro, del tuo primo capo.

Se il tuo primo capo urlava per farsi rispettare, potresti aver imparato — senza deciderlo — che l'autorita' si guadagna con la durezza. Se la prima azienda in cui hai lavorato premiava chi restava fino a tardi indipendentemente dai risultati, potresti aver assorbito l'idea che il valore si misura in ore, non in output. Un condizionamento assorbito a ventitre' anni ha lo stesso potere di uno assorbito a sette nella cucina di casa. Forse anche di piu', perche' arriva quando pensavi gia' di saper scegliere da solo cosa credere.

Queste radici professionali sono quelle che ci sfuggono di piu'. Non le riconosciamo come condizionamento. Le viviamo come esperienza, come competenza acquisita sul campo. E non le mettiamo mai in discussione proprio per questo.

Una precisazione onesta

Devo dirlo chiaramente: questo lavoro non funziona allo stesso modo per tutti, e non ha lo stesso impatto a qualsiasi stadio. Se sei nel mezzo di una crisi acuta, occuparti delle radici familiari potrebbe sembrare un lusso. Ha senso, quel disagio. Prima si sopravvive, poi si fa archeologia. Dipende da dove sei.

Ma se sei bloccato — non in crisi, bloccato — e non capisci perche', li' le radici spiegano quasi sempre piu' di qualsiasi analisi di bilancio o piano operativo.

Come riconosci il copione

Ci sono segnali ricorrenti. Una frustrazione ciclica: un tetto invisibile che non riesci a sfondare nonostante i cambiamenti. Dinamiche relazionali identiche con collaboratori diversi — diverse le facce, uguali i conflitti. Autosabotaggio nei momenti chiave: un contratto importante che “dimentichi” di richiamare, un lancio che rimandi per l'ennesima rifinitura finale. Un senso di inadeguatezza che persiste anche quando, oggettivamente, le cose stanno andando bene.

Riconoscerli non significa essere sbagliato. Significa che stai recitando un ruolo che non e' piu' il tuo.

Uscire da un copione non richiede di cambiare tutto di colpo. Un atto di rottura basta: dire un no dove prima avresti detto si' per abitudine. Chiedere aiuto dove pensavi di dover fare tutto da solo. Ogni volta che agisci diversamente, qualcosa si muove. All'inizio ti senti “fuori parte”. E' esattamente li' che comincia la liberta'.

Le radici ti danno origine, non ti definiscono per sempre

Puoi scegliere quali nutrire e da quali imparare a liberarti. Non e' un invito a rinnegare niente. E' un invito a scegliere consapevolmente — invece di lasciare che scelga il software scritto da qualcun altro trent'anni fa.

Guardarsi indietro non serve a cercare colpe. Serve a capire dove sei rimasto intrappolato in una storia che qualcun altro ha scritto prima che tu potessi dire la tua.

La domanda che ti lascio: quando le cose ti vanno davvero bene — meglio del previsto, meglio di quello a cui sei abituato — le godi fino in fondo, oppure trovi subito il modo di rimpicciolirle? Non ti chiedo di rispondermi. Ti chiedo di osservare. Quella risposta, da sola, vale piu' di qualsiasi piano d'azione.

#radici#condizionamenti#copioni#coaching imprenditoriale#blocco
Condividi:WhatsAppLinkedInXEmail

Vuoi mettere ordine nella tua azienda?

Prenota una consulenza gratuita e scopriamo insieme da dove iniziare.

Contattami

Non perderti i prossimi articoli

Un'email ogni tanto, niente spam: solo quando pubblico qualcosa che vale la pena leggere.

Altri articoli