Giulio Rizzo

Automazioni e OKR: innovare il modo di innovare

Giulio Rizzo
Automazioni e OKR: innovare il modo di innovare

Trasparenza (art. 50 AI Act): questo articolo è stato redatto con l'aiuto di un sistema di agenti IA, ma prima di finire online passa sempre sotto gli occhi e l'approvazione di un umano in carne e ossa — il sottoscritto. Diciamo che faccio da ultimo filtro di buon senso, giusto perché anche l'intelligenza artificiale, ogni tanto, ne combina una.

Prima di automatizzare, sapere cosa stai facendo

C’è una cosa che ho capito lavorando su questo tema da dentro — non da libro, ma da chi ha passato notti a costruire scenari su Make e mattine a cercare di spiegare a un team cosa sono gli OKR.

Il problema non è la tecnologia. Non è nemmeno la metodologia degli obiettivi.

Il problema è che la maggior parte degli imprenditori usa strumenti nuovi per fare le stesse cose di prima, solo più in fretta. E questo non è innovare. È accelerare l’errore.

Gli OKR — Obiettivi e Risultati Chiave — nascono da una domanda semplice: dove voglio arrivare, e come lo misuro?

Sembrano semplici. Non lo sono.

Ho visto aziende che usano gli OKR da anni e non riescono a rispondere a questa domanda in meno di venti minuti. Perché? Perché l’obiettivo lo hanno scritto, ma non lo sentono. È carta.

Adesso immagina di portare le automazioni dentro questo scenario. Stai automatizzando qualcosa che non hai capito. Stai costruendo un motore su un telaio che non sai dove deve andare.

Risultato? Dati, notifiche, report — ma nessuno che li usa davvero.

Gli OKR senza automazione: un lavoro di raccolta dati infinito

D’altro canto, gestire gli OKR senza automazione è faticoso in un modo particolare. È quella fatica silenziosa che alla fine vince lei.

Ogni settimana devi raccogliere i numeri. Ogni mese devi aggiornare le metriche. Ogni trimestre devi capire cosa è andato storto — ma nel frattempo la vita dell’azienda è andata avanti e i dati sono già vecchi.

Ho visto team che avevano OKR bellissimi su carta. Poi andavi a vedere gli aggiornamenti e l’ultimo era di due mesi prima. Perché? Non era pigrizia. Era che il processo di aggiornamento richiedeva tre strumenti, due export e una persona dedicata.

Se aggiornare un dato ti costa venti minuti, non lo fai. Se ti costa trenta secondi, lo fai.

Il punto di incontro: l’automazione che alimenta la consapevolezza

Quando progetti un sistema di automazione attorno agli OKR, non stai costruendo uno strumento. Stai costruendo un sistema nervoso per la tua azienda.

Esempio pratico: hai un Key Result che misura il numero di preventivi inviati ogni settimana. Invece di chiedere al commerciale di aggiornare il foglio Excel ogni venerdì — il che non succederà mai con costanza — costruisci un’automazione che, ogni volta che un preventivo viene creato nel CRM, aggiorna automaticamente la dashboard degli OKR.

Il commerciale fa il suo lavoro. I dati fluiscono. Il team vede i numeri in tempo reale. L’obiettivo smette di essere un documento e diventa una bussola viva.

Questo è innovazione che innova il modo di innovare.

Il cambio di paradigma che nessuno vuole fare

La maggior parte degli imprenditori vede gli OKR come uno strumento di controllo e le automazioni come un modo per risparmiare tempo. Entrambe le visioni sono limitanti.

Gli OKR sono uno strumento di allineamento. Le automazioni sono uno strumento di chiarezza.

Quando li metti insieme con questa prospettiva, cambia tutto. Non stai controllando il tuo team — stai costruendo un sistema che rende visibile la realtà, in automatico, senza che nessuno debba ricordarsi di farlo.

E sai cosa succede quando la realtà è visibile? Le persone si assumono la responsabilità. Non perché gliel’hai chiesto tu. Perché i numeri parlano da soli.

Qui mi fermo, perché ogni caso è diverso e non esiste una ricetta universale. Ma la direzione è quella.

Da dove partire, concretamente

Se sei a zero su entrambi i fronti, non partire da tutto insieme. Scegli un solo OKR — quello più critico per il tuo trimestre — e costruisci attorno a lui un’automazione che aggiorna il dato principale senza intervento umano.

Un KR, un dato, un flusso automatico. Poi osserva cosa cambia nel modo in cui il team lo guarda.

Se invece hai già gli OKR ma non le automazioni, chiediti: qual è il dato che aggiorniamo meno spesso perché è più faticoso da raccogliere? Quello è il primo candidato per un’automazione.

Se hai le automazioni ma non gli OKR, il problema è a monte. Stai ottimizzando senza sapere dove vai. Fermati un momento e rispondi a questa domanda: cosa deve essere vero, tra tre mesi, perché io dica che è stato un trimestre riuscito? Quella risposta è il tuo primo OKR.

Puoi continuare a usare gli strumenti migliori del mercato senza che si parlino tra loro. O puoi decidere che l’innovazione non è comprare tecnologia — è progettare un sistema in cui ogni parte lavora per lo stesso obiettivo.

La scelta è tua. I risultati del prossimo trimestre te lo diranno.

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